Se le ricorrenze sono l'occasione più adatta a ribadire un'orgogliosa affermazione della nostra identità nazionale - valore tra i più alti per la cultura liberale e conservatrice - non si può ripercorrere la strada che ha condotto gli italiani nel lungo percorso unitario senza una lucida riflessione sui molti nodi ancora irrisolti della nostra storia, anche quella più recente.
Il cambiamento che abbiamo avuto in Europa non è stato solo politico, è stato il collasso di un modo di concepire l'essere umano come entità meramente strumentale alla collettività.
Quando è stata scritta la Costituzione europea, i problemi erano già insiti nel suo preambolo. L’Europa si trova a un bivio morale, e il relativismo post-cristiano dominante rende più difficile scegliere una via propriamente europea su cui incamminarsi.
L'approccio auspicabile sul piano teorico dovrebbe, per prima cosa, farsi un'idea di cosa sta accadendo nel Medio Oriente e dovrebbe individuare molto attentamente chi sono gli aggressori e chi invece i paesi che si stanno difendendo.
Le Costituzioni non cadono dal cielo. Né sono conservate in cielo, quando sulla terra i tempi divengono turbolenti. La premessa di ogni Costituzione è la cultura. Le Costituzioni, Signore e Signori, durano finché durano queste basi culturali.
Non c’è alcuna contraddizione nella tutela della sicurezza ed in quella dei diritti umani. Essendo l’azione antiterroristica stessa doppiamente ancorata ad una prospettiva di salvaguardia dei diritti umani.
Uno dei più grandi islamisti occidentali, ad un anno dallo scoppio della guerra e da una conferenza tenuta nel 2003 al Senato sullo stesso argomento, traccia un bilancio sulla situazione mediorientale.






